LA VILLA DI MASSENZIO

23/04/2019
Antonino Pane

Tra le meraviglie della Roma imperiale

 

Roma amoR, la città eterna. Quando si pensa all’Urbe è impossibile non ricordarsi dei suoi magnifici e inestimabili tesori. Ogni anno migliaia di turisti arrivano nella capitale italiana per assaporarne l’essenza e la grandiosità di quei tempi che furono.

Il Colosseo, la Basilica di San Pietro, il Foro Romano, la Fontana di Trevi: probabilmente sono loro le opere più conosciute al grande pubblico. Ma la cosa bella di una città così grande e incommensurabile è proprio il fatto di avere in sé una vastità di ricchezze che necessiterebbero molto tempo per essere semplicemente elencate.

I monumenti sono collegati a un preciso periodo storico. Della storia di Roma viene sicuramente alla mente Giulio Cesare, oppure la leggenda mista a realtà di Romolo e Remo. Tuttavia, anche nei momenti meno conosciuti della sua cronologia si possono riscoprire tesori resi ancor più affascinanti, proprio grazie al loro maggior mistero.

Marco Aurelio Valerio Massenzio, figlio di Massimiano ed Eutropia, fu un imperatore romano autoproclamato che governò Roma dal 306 al 312. La sua storia può dirsi abbastanza particolare: a differenza del suo rivale Costantino egli non ottenne mai il consenso degli augusti Galerio e Severo, ma, nonostante ciò, governò Roma insieme al padre Massimiano. Anche se per poco. Il 28 Ottobre del 312 venne ucciso sul Ponte Milvio da quello stesso rivale che ottenne quel riconoscimento mai ricevuto durante il suo breve regno.

Di Massenzio qualcosa, però, è rimasto. Sulla Via Appia, infatti, fece edificare un Palazzo, insieme a un Circo e a un Mausoleo dinastico. Tutti e tre gli elementi formano un’unità architettonica che, probabilmente, in pochi conosceranno.

Secondo vari studi è indubbiamente il Mausoleo l’elemento più importante del complesso. I ricercatori sono dell’idea che senza la determinazione del suo significato sia impossibile fornire un inquadramento tipologico delle forme architettoniche e degli stilemi di tutto l’insieme architettonico. Per questo motivo vi sono varie interpretazioni che tentano di spiegare la sua funzione.

Innanzitutto si è dell’idea che vi sia stata un’intenzione, come prevedibile, di determinare e rivendicare un potere che varie persone, in qualche modo, ostacolavano. Non a caso si faceva chiamare “conservator urbis suae”, dichiarazione grazie alla quale l’imperatore voleva rifarsi ai grandi modelli del suo passato di tomba dinastica.

In secondo luogo, si crede che Massenzio decise di ampliare il complesso grazie al Mausoleo soprattutto per commemorare il figlio. Il mausoleo dinastico sarebbe noto come Tomba di Romolo, in onore del figlio Valerio Romolo che venne, presumibilmente, sepolto in questo luogo. A contraddire questa tesi vi sono però le osservazioni riguardanti l’eccessiva piccolezza delle iscrizioni e quelle concernenti le medaglie commemorative massenziane che raffigurerebbero il mausoleo nella sua massima apoteosi.

Sebbene esistano ancora varie osservazioni contrastanti tra di loro, il complesso architettonico massenziano merita sicuramente di essere visitato nella sua interezza. Inoltre la sua vicinanza al Mausoleo di Cecilia Metella potrebbe farne benissimo una tappa obbligatoria durante una gita per la città romana. Insomma, non c’è che l’imbarazzo della scelta!

 

 

Autore: ANTONINO PANE. Studente del corso di laurea magistrale in “Traduzione Specialistica” presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. Aspirante traduttore con un’immensa voglia di imparare e di migliorarsi.

Lingue di lavoro: tedesco > italiano, russo > italiano, inglese > italiano. Sono di madrelingua italiana.

Aree di specializzazione: linguistica, arte, religione, scienze sociali, linguaggio giornalistico.

Contatto: antoninop3@gmail.com, LinkedIn, ProZ.