TECNICITÀ E CREATIVITÀ

20/05/2019
Antonino Pane

Le due facce del linguaggio giornalistico-divulgativo

 

Né troppo semplice, né eccessivamente difficile. In una società poliedrica e moderna come quella odierna, la commistione dei codici è all’ordine del giorno. Ci muoviamo più velocemente e, in un certo senso, elaboriamo anche le notizie in maniera più celere. La necessità di usufruire di informazioni veritiere ma elaborate in maniera fruibile diviene quindi sempre più importante.

 

È così che il cosiddetto giornalismo divulgativo riesce a ritagliarsi il posto che gli compete nella scala che ai suoi estremi presenta la “comunicazione tra esperti” e quella “tra profani”. Questa forma di scrittura permette alle persone di immergersi in un mare infinito di conoscenze, ma con la giusta attrezzatura (continuando la metafora) per non affogare. Che si voglia conoscere l’origine di un particolare tipo di virus o il motivo di una possibile e futura crisi economica, nel ventunesimo secolo l’informazione è mai come adesso alla portata di tutti.

 

Nell’ambito di un progetto relativo all’analisi della traduzione e della lessicologia di alcuni articoli divulgativi, si è voluto riscontrare questa caratteristica analizzando alcuni testi di una testata giornalistica online russa, www.gazeta.ru. Il giornale in questione pubblica ogni giorno notizie dai più svariati ambiti in maniera del tutto generale, ma con la minima specificità. Dalla medicina all’economia e dall’astrofisica all’arte: quello che viene fuori potrebbe sembrare un caos di cose senza un ordine, ma non potrebbe esserci niente di più falso.

 

In questo settore, la tecnicità e la creatività sembrano essere due fattori che avanzano insieme e che si sostengono a vicenda. Potrebbe apparire inusuale spiegare al grande pubblico il ruolo del più antico ecosistema ancora esistente sulla Terra con la metafora “batteri zombie”, oppure spiegare perché per Mosca sarà difficile diventare la “Mecca del turismo” dopo una dissertazione economica e giuridica sul suo difficile regime dei visti. Questo aspetto è quanto di più innovativo e creativo ci possa essere, perché permette di far conoscere anche al più pigro e disattento lettore delle faccende anche piuttosto complesse.

 

Allora,qual è il segreto? Il giusto connubio tra strutture più tecniche e forme che sappiano attirare l’attenzione dell’interlocutore. Ed ecco che entrano in gioco le strutture dialogiche e le figure retoriche, prime fra tutte la metafora e la metonimia. In un articolo esaminato riguardante le scienze sociali e in particolar modo una ricerca sulla correlazione tra la religione e la felicità nelle persone, appaiono molti dati quantitativi come percentuali e varie ripetizioni di termini più o meno difficili; ma a un certo punto l’occhio cade sulla frase “in Corea la tendenza verso le libagioni alcoliche è ancora alta”. Allo stesso modo, anche la forte presenza – sebbene edulcorata -  di vari termini tecnici e monoreferenziali come “archei”, “nematodi” e “oedipoda” giustifica la complementare presenza di queste due facce della stessa medaglia.

 

Orazio diceva in medio stat virtus. Questa massima potrebbe essere perfettamente ascrivibile in questa cornice, ambiente in cui appare chiara e manifesta una nuova immagine della scienza: non più completamente astratta, ma maggiormente vicina alla vita di tutti i giorni.

 

Autore: ANTONINO PANE.

Studente del corso di laurea magistrale in “Traduzione Specialistica” presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. Aspirante traduttore con un’immensa voglia di imparare e di migliorarsi.

Lingue di lavoro: tedesco > italiano, russo > italiano, inglese > italiano. Sono di madrelingua italiana.

Aree di specializzazione: linguistica, arte, religione, scienze sociali, linguaggio giornalistico.

Contatti: antoninop3@gmail.com, LinkedIn, ProZ.